User Experience Design vs Sviluppo.

Qualche anno fa, il mio studio sviluppò un sito web di un azienda agro-alimentare in collaborazione con un’agenzia di comunicazione. L’agenzia in questione si occupò della progettazione dell’Interfaccia e del Design, di quello che (ai tempi la definizione non era molto diffusa) oggi chiameremmo UXD. Il mio studio si occupò dello sviluppo tecnico. Non voglio scendere nel dettaglio delle specifiche competenze, non voglio pronunciarmi sul concetto (dato per buono da alcuni) in base al quale chiunque sappia progettare una locandina o un pieghevole con una certa maestria, sia automaticamente adatto a progettare un sito web. Voglio piuttosto raccontare di quando il professionista stimato, e con una certa esperienza sulle spalle, che era a capo di quell’agenzia, si indispettì perché noi avevamo osato annoverare tra i lavori realizzati, quello sviluppato in collaborazione con loro.

Facendosi girare nervosamente un post.it tra le dita, mi fece questa domanda: “Ma secondo te, una canzone è di chi la scrive o di chi la suona?”

Dietro questa domanda si nascondeva la malcelata opinione che il signore in questione (e, temo, molti come lui) aveva dello Sviluppo per il Web.

Risposta: chi progetta per il web dovrebbe sapere che il design, e l’UX in generale, non possono essere considerati da soli una “canzone”. Per dirla in altri termini:

Design : Sito = Lyric : Canzone.

Occuparsi del Design significa scrivere il testo di una canzone, che può essere bellissimo, può emozionare, può aprire i cuori (centrare l’obiettivo in altre parole), etc. etc. ma, tutt’al più può essere considerato, preso da solo, niente più e niente di meno di una stupenda poesia.

Quand’è che quel testo diventa una canzone? Quando viene associato a delle note, alla musica.

Ho scelto di raccontare quest’episodio perché mi sembra di cogliere, in alcuni UX Designer, una nota di quell’atteggiamento polemico e di superiorità rispetto allo sviluppo tecnico (e quindi rispetto agli sviluppatori) di siti e servizi per il web.

Spesso gli UXDs tendono a svilire la fase sviluppo come se il loro lavoro, che può dirsi finito con la consegna di ottimi wireframe (il testo della canzone, appunto), bastasse a rendere “reali”, cioè funzionali ed usabili, siti e servizi web.

Fermo restando che Design e Sviluppo, come Testo e Musica quando si scrive una canzone, hanno poco senso se presi singolarmente, mi chiedo: quest’atteggiamento poco galante e soprattutto molto lontano dalla realtà (i siti funzionano non solo perché sono “disegnati” bene, ma anche perché dietro ci sono righe e righe di codice) che hanno gli User Experience Designers non sarà dovuto al fatto che questi ultimi pagano lo scotto della materia “non hard” che praticano? Non può essere che si tratti di una specie di rivalsa rispetto a quelli che fondano il proprio lavoro su una scienza matematica (gli sviluppatori, appunto, i quali sono guidati da una logica valutativa oggettiva: Funge –> OK; Non funge –> KO)? Quella specie di diffidenza di cui soffrono le discipline non-matematiche è spesso ingiustificata (non sempre “God (is) in the Numbers”), ma questo non dovrebbe autorizzare i teorici di quelle stesse a svilire il lavoro di chi pratica un’altra via.
La valenza strategica della UX fa ancora fatica ad essere riconosciuta.
Ma la colpa non si può certo addebitare alla fase di Sviluppo.

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