Raccontar Storie.
in Buone Letture + User Research Nessun commento.
di Alberto Marradi (Carocci, 2005).
Dedicato a: tutti quelli che si occupano di ricerche sugli Utenti.
Utile perché: affronta la complessità delle ricerche che indagano sugli atteggiamenti.
Dopo averlo letto: comincerete a farvi sagge domande sugli strumenti di indagine che usate.
Comincio questa rubrica di consigli per una buona lettura con un libro che può aiutare ad aprire la mente di coloro che si occupano di ricerche sugli Utenti. Quando la materia in questione è di difficile definizione (gli atteggiamenti delle persone), si assiste spesso all’utilizzo di strumenti freddi, meccanici, che escludono qualsiasi forma di empatia o di vicinanza tra il ricercatore e gli Utenti. Il libro di Marradi è illuminante in questo senso: mostra come argomenti “delicati” come i Valori possano essere indagati con un metodo nuovo ed allo stesso tempo atavico, raccontare una storia e chiedere agli intervistati di esprimere un parere in merito. “I nuovi orientamenti nelle scienze sociali hanno portato alla ribalta il ruolo della narrazione, uno strumento prezioso per comunicare visioni e traiettorie di vita. Il volume presenta una maniera originale di usare la narrazione di episodi per stimolare le reazioni e i giudizi delle persone invitandoli a immedesimarsi nei personaggi, per condividerne o meno, approvarne o meno, le scelte e i comportamenti. Questo si è rivelato un modo efficace per fare emergere le loro scelte di valore: non quello che dichiarano di preferire quando rispondono in modo sorvegliato a domande dirette, ma quello che preferiscono davvero al momento di decidere un corso di azione.”
Mi viene in mente che le storie sono di gran voga in questo momento, come metodo per la progettazione. Ebbene, il libro di Marradi, ne fa un superbo strumento di indagine sociale.
Ho avuto il piacere di far parte di un gruppo di ricercatori, guidato dallo stesso prof. Marradi, che si è occupato di una ricerca basata sulle storie (l’addestramento, condotto dallo stesso prof., è stata una delle esperienze formative più intense che io ricordi). La somministrazione dell’intervista era un momento intenso: le storie di Marradi impongono con una grande naturalezza la necessità di prendere una posizione rispetto ad argomenti come l’onestà, il suicidio, l’aderenza alle norme (valori che afferiscono alle dimensioni valoriali che la ricerca indaga) e la ricchezza delle informazioni che si acquisivano dagli intervistati, la varietà delle posizioni erano dati sorprendenti che informavano, ed informano, sulla difficoltà di condensare in Dati le loro risposte.
Al di là dell’esperienza personale, il libro di Marradi muove dall’insoddisfazione dell’Autore rispetto alle forme di ricerca mediante questionario (in generale, quelle che vengono definite “tecniche standard”). La logica che governa le inchieste tradizionali, infatti, è lontanissima da quella che governa le interazioni quotidiane: siamo socializzati a scambiarci informazioni non lacunose né ridondanti, che crediamo vere, appropriate e pertinenti a ogni momento dell’interazione e non ambigue, oscure, prolisse e disordinate. E’ evidente che l’interazione che ha luogo nel processo di risposta a un questionario tende a violare sistematicamente tali principi: questo avviene essenzialmente per via dello squilibrio di potere fra ricercatore e intervistato. Nella somministrazione di un questionario, gli intervistati devono rispondere alle domande così come sono formulate anche se le percepiscono inappropriate al loro punto di vista; non possono chiedere chiarificazioni all’intervistatore; devono passare bruscamente da un argomento all’altro senza una logica apparente e così via. Queste condizioni spingono gli intervistati a tentare di darsi una spiegazione di ciò che accade e ad andare «al di là» del significato manifesto delle domande, usando come riferimento quello che immaginano sia il loro «vero» significato e di conseguenza distorcendo sistematicamente le loro risposte.
Raccontar storie ha il grande merito di proporre una tecnica che mette in primo piano una forma di interazione molto vicina a quella quotidiana, in cui il Significato è il frutto della negoziazione tra intervistatore ed intervistato.
In questo senso (e la lezione di Marradi dovrebbe illuminare tutti i ricercatori, indipendentemente da tecniche e strumenti utilizzati), l’intervistato – l’Utente – non rappresenta un pozzo di informazioni cui attingere in maniera distaccata e solo se le stesse risultano funzionali agli obiettivi della ricerca. Allo stesso tempo, il ricercatore non è chiamato a stendere un freddo verbale, piuttosto ad adattare l’interazione alle caratteristiche ed alle esigenze degli intervistati con sensibilità ermeneutica notevole.
Al di là della tecnica in sè, questo libro rappresenta un ottimo spunto di riflessione per tutti quelli che sono abituati o si apprestano ad indagare gli atteggiamenti, le scelte, i comportamenti delle persone con tecniche di tipo quantitativo, lasciando da parte componenti fondamentali come l’ascolto.
Resta comunque interessante la conoscenza di questa tecnica e piacevolissima la lettura delle storie. Apprezzabile l’abilità dell’Autore di mescolare rigore e stile brillante. Imperdibile la lezione di sensibilità ermeneutica richiesta a chi si occupa di ricerche sulle persone. Preziose le nozioni per imparare a governare gli strumenti della Ricerca, a ridurre il distacco tra ricercatore e intervistati: dopo aver letto Raccontar storie, nessun User Researcher potrà più sentirsi al sicuro nella sua torre d’avorio fatta di tecniche quantitative e “matematico” distacco dagli Utenti.









Sono Gabriella Infante e sono una User Experience Designer. Scrivo per i Curiosi di questa disciplina, per le Imprese che hanno bisogno di orientarsi tra le opportunità a disposizione e per quanti fanno questo lavoro e amano trovare nei propri colleghi uno spunto di riflessione o di dibattito. Il mio punto di vista è quello di chi, per mestiere..








